L’Artista del giorno: Tommaso Laureti, detto “il Siciliano”

🎨 L’Artista siciliano …… del giorno 28 gennaio

Tommaso Laureti, detto “il Siciliano”, pittore siciliano.

Palermo, 1530 circa – Roma, 22 settembre 1602 circa
Tommaso Laureti, detto “il Siciliano”
Justice of Brutus -1587/1594
Affresco
Musei Capitolini

Justice of Brutus -1587/1594

Affresco

Breve biografia dell’artista:

Tommaso Laureti, detto “il Siciliano” (Palermo, 1530 circa – Roma, 22 settembre 1602 circa), è stato un pittore e architetto italiano. 

Forse appartenente ad una famiglia di artisti palermitani, si ritiene, pur in assenza di documentazione, che si sia recato giovanissimo a Roma e dove ebbe una completa formazione artistica. Fu probabilmente allievo di Sebastiano del Piombo.

Le sue prime opere sono documentate a Bologna dove lavorò, probabilmente a partire dal 1560, inizialmente come pittore prospettico. Il suo affresco perduto con l’Apoteosi di Alessandro su un soffitto di palazzo Vizzani fu molto apprezzato dai suoi contemporanei, tra cui il Vignola che lo riprodusse in incisione sul suo trattato come esempio di prospettiva illusionistica.

Nel 1563 fu incaricato di realizzare la Fontana del Nettuno in piazza Maggiore, per la quale predispose il disegno generale caratterizzato da combinazioni decorative pienamente manieriste. Per la statua bronzea di Nettuno fu lui stesso a contattare e ingaggiare il Giambologna. Laureti doveva avere particolare competenza nelle opere idrauliche, infatti gli fu affidata anche la Fontana Vecchia, addossata al palazzo comunale (Palazzo d’Accursio), e il sistema di alimentazione delle due fontane, che riutilizzava modificandolo l’ultimo tratto dell’acquedotto augusteo, prelevando l’acqua dalla fonte Remonda e dalla cisterna ottagonale di Valverde, da lui costruita.

Come architetto è stata ipotizzato il suo progetto intorno al 1573-75 per la villa Guastavillani a Barbiano, sui colli bolognesi. Tra le sue opere di pittura a Bologna si ricorda il Trittico della Basilica di San Giacomo Maggiore e la pala con la Madonna in gloria tra i SS. Cecilia, Agata e Guglielmo d’Aquitania nella stessa chiesa. Molte altre opere sono andate disperse, come le opere di carattere profano ricordate dal Vasari, o distrutte come la pala per la chiesa dei SS. Vitale e Agricola raffigurante il Martirio dei due santi, del quale rimane la sua possente ancona dorata, che ora incornicia la tela di altro autore.

Negli anni settanta soggiornò anche a Mantova e a Ferrara dove eseguì un San Gerolamo nel deserto e un affresco con la Cena di Baldassarre, andato distrutto.

Nel 1582 fu chiamato a Roma da Gregorio XIII per affrescare la volta della sala di Costantino nei palazzi Vaticani. La decorazione, terminata nel 1585, rappresenta con allegorie il potere della Chiesa, completando il programma iconografico avviato sulle pareti con le Storie di Costantino di Raffaello e di Giulio Romano. Il riquadro centrale contiene il Trionfo della Croce sugli idoli pagani, efficace fulcro della decorazione, nella sua essenzialità simbolica.

Tra il 1586 e il 1594 eseguì affreschi per il palazzo dei Conservatori sul Campidoglio (sala dei Capitani) secondo uno stile riferibile a Giulio Romano e Raffaello. Sempre a Roma, realizzò la pala con il Martirio di Santa Susanna per la chiesa omonima che si distingue per la sua forza drammatica e il colorismo intenso. Altre opere risultano oggi disperse.

Info & curiosità

Fu tra gli artisti più in vista a Roma, membro della Congregazione dei Virtuosi al Pantheon e nel 1593 tra i fondatori dell’Accademia di San Luca. Nel 1594 succedette a Zuccari come principe dell’Accademia dove svolse un’attività didattica imperniata soprattutto sull’insegnamento della prospettiva.

Multimedia sull’artista:

Sitografia: WikipediaYuotube

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