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“La Venere dei guardoni”, installazione di Momò Calascibetta al Museo Riso di Palermo

Palazzo Belmonte Riso di Palermo (PA), dal 21 giugno al 17 luglio 2022

Orario visite :  da martedì a sabato 9:00 – 18:30 e domenica 9:00 – 13:00

Chiusura: lunedì

Tempo stimato della visita: 60 minuti

Ingresso: ticket d’ingresso (previste riduzioni per particolari categorie)

Info e contatti:

Tel: 091.587717  – Mail: non disponibile – Sito web: www.museoartecontemporanea.it

Sede: Palazzo Belmonte Riso via Vittorio Emanuele 365 – Palermo
Performanceed esecuzione da progetto – Francesca Annaloro atelier  haute couture 
www.museoartecontemporanea.it

Associazione “Aurea Phoenix” tel. 327.4059001 mail: andreguast@yahoo.com

Martedì 21 giugno 2022 alle 18:00 si inaugura presso la vetrina del Museo di arte moderna e contemporanea di Palermo Palazzo Riso La Venere dei guardoni di Momò Calascibetta, a cura di Andrea Guastella. L’installazione, in dialogo con la Venere degli stracci di Michelangelo Pistoletto, attualmente in esposizione presso il Palazzo Reale di Palermo, rimarrà in mostra nella vetrina del museo sino alla fine di agosto.

Ad oltre cinquant’anni di distanza dal capolavoro di Pistoletto, nella Venere dei guardoni di Momò Calascibetta la statua di Thorvaldsen ha voltato le spalle agli stracci, in cui non rovista più come un barbone, e non nasconde le sue grazie, anzi le mette in vetrina: come nella Maja vestida di Goya, gli abiti à la page che la ricoprono sono, più che un freno, un incentivo alla lussuria, al consumo sfrenato.

Del resto la Venere “vestita” non rappresenta mai l’amore sacro, cui ben si addiceva la nudità di Pistoletto, ma il suo doppio profano. Anche i materiali hanno un peso diverso; figlia di un’epoca “leggera”, in cui l’essere è apparire, non importa che il suo corpo sia di cemento, di gesso o di marmo pregiato: una sagoma basta a impersonarla.

Non a caso i veli che la cingono, come certi risicatissimi abiti neopunk, affermano fuori quanto forse dovrebbe restare celato: le ossa di un cadavere, un teschio all’altezza del pube.

Se riassume dunquendo, Pistoletto si interrogava sul linguaggio dell’arte nell’epoca della sua riproducibilità, il focus di Calascibetta non è tanto sull’espressione artistica, articolata in modi naturali come il cucito o la pittura, quanto sui guardoni : i finali , destinatari o meglio le vittime, di un’arte corrotta dagli abusi del mercato e dalla pubblicità.

Li ritroviamo ora, come nella Venere che esce dal bagno di Giambologna presso la grotta del Buontalenti, raccolti tutti intorno a Venere e vogliosi di guardare.

Essi però, come è sempre più frequentato in tempi di trionfo del virtuale, non sono presenti in forma fisica. I loro volti “viziosi” si riflettono, vengono in Velázquez, o in tanti altri lavori di Pistoletto, su uno specchio collocato alle spalle della sagoma.

Chi, traversando Corso Vittorio, ritrovi per un attimo il suo volto in compagnia dei loro, non si preoccupi troppo. Venere non cambia, è sempre uguale. Il suo unico scopo, come è solito ripetere un amico banditore, è “diffondere amore”.
Andrea Guastella

Fonte: COMUNICATO STAMPA

L’artista:

Artista satirico tra i più noti, Momò Calascibetta ha già esposto presso il Museo Riso, Cappella dell’Incoronata, in occasione della mostra itinerante Cenere (2018). Una sua antologia, Il giardino delle delizie , a cura di Andrea Guastella, si è poi svolta l’estate scorsa presso la sede centrale del museo.

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