“Viaggio nell’immaginario”, mostra dell’artista messinese Giuseppe Geraci

Galleria Spazioquattro di Messina, dal 05 marzo al 17 marzo 2022

Orario visite :  17.00 – 20.00 dal lunedì al sabato e 10.30 – 12.30 domenica

Chiusura: nessuna

Tempo stimato della visita: 60 minuti

Ingresso: gratuito

Info e contatti: Galleria Spazioquattro

Tel: non disponibile – Mail: spazioquattro.arte@gmail.comSito web: www.spazioquattro.wixsite.com/spazioquattro

Sede: Galleria Spazioquattro – Via Ghibellina, 120, 98123 Messina ME, Italia

Continua l’attività della Galleria Spazioquattro che da sabato 3 marzo, accoglierà nei propri locali le opere, ricche di colori e di geometrie, della mostra “Viaggio nell’immaginario” dell’artista e architetto Giuseppe Geraci. Una ventina di opere, di grande formato, sono i componimenti fantasiosi dell’artista che, con grande maestria progetta con accostamenti geometrici e paesaggi di fantasia che contengono in buona parte foglie d’oro che restituiscono riflessi luminosi di particolare effetto cromatico. La mostra potrà essere visitata fino al 17 marzo nei locali siti in via Ghibellina, 120 a Messina, dal lunedì al sabato dalle ore 17.00 alle 20.00 e domenica dalle 10.00 alle 12.30 

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Critica di Massimiliano Reggiani con la collaborazione di Monica Cerrito
I dipinti dell’architetto messinese Giuseppe Geraci sono il riflesso di una sensibilità assetata di bellezza, una vita trascorsa a maturare un proprio e unico, equilibrio di composizione e colore. E’ importante questa premessa, perché l’artista si è espresso – per professione e per piacere – in molteplici campi creativi e in ognuno ha cercato di rappresentare la medesima visione del mondo. Per comprendere la sua arte dobbiamo capirlo come uomo. Geraci nasce a Messina nel 1947, la famiglia lo avrebbe voluto medico ma lui, prima ancora di iniziare la scuola primaria, era già convinto che sarebbe diventato architetto. Siamo nella Sicilia del dopoguerra, ancora scossa e segnata dai bombardamenti che hanno devastato un paesaggio di rara suggestione, tra campagne lavorate per millenni, nobili fasti barocchi, decorose e regolari espansioni di case e palazzi della borghesia ottocentesca. C’erano la linearità dell’urbanistica di regime, la gaia e avvolgente leggerezza dell’arte nuova e la ferita delle truppe che la percorsero con fretta e violenza per raggiungere il nord e passare lo Stretto. Essere architetti e non ingegneri come la grande maggioranza di chi operava nell’edilizia e sulle infrastrutture, portava il segno di un amore ancora inespresso verso l’equilibrio, il territorio, il passato e la libertà del presente. C’era una vena romantica nel giovane che volle, ad ogni costo, iscriversi al liceo artistico di Reggio di Calabria.

Due città dirimpettaie, una protesa verso il mare l’altra affacciata sulle acque dello Stretto, entrambe fisicamente sconvolte dalla violenza di un sisma che l’Italia giolittiana non ebbe forza e tempo di riparare. Luoghi dalle memorie terribili ma anche spazi che la mente creativa avrebbe potuto riorganizzare: il liceo era propedeutico alla Facoltà di Architettura, che Geraci frequentò a Palermo e lo avvicinò al professor Roberto Calandra, nel cui studio di architettura il giovane universitario iniziò a lavorare. Da generazioni i Calandra si occupavano dell’edificare ma anche del conservare e la tradizione di famiglia si ricongiungeva a Ernesto Basile, l’architetto in cui si riconobbe l’Italia sabauda e che progettò a Roma l’attuale Parlamento, la nuova ala di Palazzo Montecitorio. Una continuità nelle generazioni, allenata all’equilibrio tra costruzione e bellezza: l’esercizio di una sensibilità che affascinò Giuseppe Geraci, accentuando la parte emotiva, intuitiva e poetica del suo creare.

Roberto Calandra, negli Stati Uniti, aveva conosciuto l’opera di Frank Lloyd Wright, e nel suo allievo Geraci molte delle intuizioni dell’architetto d’oltreoceano sembrano essere rifiorite. L’attenzione per alcuni dettagli del passato, l’equilibrio dell’estremo oriente, la valorizzazione del sapere artigiano, della manualità, di una rigorosa disciplina interiore le ritroviamo sia nell’attività professionale del Geraci architetto, in quella pedagogica del Professore, nei ponti millenari tra le origini della nostra civiltà e le sue creazioni orafe di rara bellezza. Giuseppe Geraci è architetto, con preferenza d’interni, dove ha contribuito a dare luce e libertà allo spazio quotidiano, è stato docente di discipline artistiche, soprattutto pittoriche, cercando di coniugare l’affinarsi delle tecniche con la maturazione personale dei propri allievi, è pittore come possiamo ammirare nella sua personale allo Spazioquattro di Messina e, come abbiamo già ricordato, modellatore di gioielli realizzati poi in oro con la tecnica della fusione a cera perduta.

Il suo dipingere, astratto o paesaggistico che sia, è la resa in colori delle sue emozioni più profonde. La capacità di far vibrare l’anima dinanzi la bellezza della propria terra, di comprendere il peso visivo di una forma geometrica o di una campitura di colore e trovarne subito l’opposto, per generare un equilibrio dinamico, un moto silenzioso di suggestioni che sulla stessa tela convivono e si giustificano ognuna nella propria relazione con le altre, come barocchi marmi mischi, tarsie lignee dello stallo di un coro, opus sectile di rara fattura. Giuseppe Geraci dipinge ad acrilico, progetta e disegna a squadra e matita ma con il pennello lavora esclusivamente a mano libera, tracciando linee, angoli e curve con polso fermo, senza mascherine o altri artifizi. Sia il comporre geometrico astratto, sia la ricreazione del paesaggio – soprattutto eoliano – in fughe d’isole, orizzonti e pini ombrosi è la trasposizione in forma fisica e concreta, fatta di pigmento e di materia, di uno spazio tridimensionale razionalmente percorribile che si proietta nel piano del campo visivo, come una proiezione ortogonale, come una lezione di geometria descrittiva. La particolarità, oltre l’indiscutibile bellezza del risultato, è che questa percezione non si riferisce a uno spazio reale o vissuto, bensì a un paesaggio della mente, nato dalla somma di esperienze, immersioni, viaggi, studi e ragionamenti, depurato dalla confusione del racconto, dai veli della memoria, ridotto a pochi colori essenziali, che siano pigmento o metallo. Così come le sue architetture si liberano dalle costrizioni dell’abitudine, riducendo al massimo cesure e sostegni, i suoi dipinti – che ne proseguono con coerenza la progettazione – offrono spazi sconfinati, che devono essere percorsi con la strada delle emozioni e la libertà dei sentimenti.
Massimiliano Reggiani con la collaborazione di Monica Cerrito

Fonte: www.facebook.com/spazioquattroarte/

L’artista:

Giuseppe Geraci, artista contemporaneo siciliano.

Giuseppe Geraci è architetto, maestro orafo, scultore e pittore. L’artista ha lavorato in tutti questi campi per oltre quarant’anni con un’intensa produzione testimoniata da progetti, mostre, rassegne e pubblicazioni.

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